Dopo aver parlato della manutenzione dei Sentieri della Libertà, oggi ci torniamo con Alessandro Pigazzini per camminarli!
Pochi giorni e torniamo a parlare dei Sentieri delle Libertà. Lo facciamo con Alessandro Pigazzini, una delle anime pulsanti del Museo della Resistenza piacentina di Morfasso, perché domenica 9 marzo ripartono le escursioni guidate lungo questi percorsi tracciati nel del ricordo della lotta di Liberazione di oltre ottantanni fa.

Pigazzini e i Sentieri delle Libertà: si riparte dalla Val Tidone
Abbiamo cercato Alessandro perché nei prossimi mesi, quelli che celebreranno gli ottantanni della fine della guerra e della vittoria della lotta di Resistenza partigiana, saranno tanti gli appuntamenti per i camminatori piacentini e non solo per conoscere meglio quelle che sono state le strade, i sentieri, i passaggi, dove la lotta per la Liberazione è passata durante quei terribili anni.
I Sentieri della Libertà – come ci aveva spiegato la guida GAE Lucia Longinotti nel precedente articolo solo qualche giorno fa – sono itinerari che si snodano attraverso le quattro valli piacentine in luoghi centrali per la storia della Resistenza. Il primo ad immaginare di costruire itinerari legati alle vicende partigiane del nostro territorio fu Franco Sorenti. Percorsi che fino ad ottobre saranno camminati da questa iniziativa che Alessandro ci racconta così.
Ripartono le escursioni sui Sentieri della Libertà. Il nuovo appuntamento è domenica 9 marzo dalla Val Tidone e dal Sentiero dei disertori. Ce lo racconti?
E’ un percorso di media difficoltà, 10,5 Km con 450m di dislivello. Si tratta di un’escursione a mio avviso davvero affascinante, che attraversa scenari molto diversi tra loro. Siamo nella prima collina, quindi troviamo le classiche strade bianche tra i filari di viti, ma si attraversano anche tratti nascosti, tra boschi, stagni, calanchi e prati aperti con panorami sulle montagne circostanti. La storia che scopriremo camminando in questi luoghi sarà principalmente quella dei disertori tedeschi, che per varie ragioni scelsero di passare dall’altra parte e combattere nella Resistenza italiana.
Si calcola che furono circa un migliaio nel nostro Paese e in provincia di Piacenza abbiamo dei casi esemplari, come quello del gruppo di Otto Beckman, che ebbe un ruolo determinante nella seconda liberazione di Pianello del 7 marzo 1945. Ma il percorso tocca anche un luogo che nel gennaio 1943 fu teatro di un episodio molto particolare, questa volta “tutto italiano”. Siamo nel periodo dei primi bandi di chiamata alle armi della neonata Repubblica Sociale Italiana e, soprattutto in collina, la renitenza alla leva è un fenomeno generalizzato. Le fragili istituzioni repubblichine faticano a reprimere il fenomeno, soprattutto per i meccanismi di difesa popolare messi in atto dalle famiglie dei renitenti.
Intere comunità proteggono e nascondono i loro figli dalle retate della GNR e dei Carabinieri. Ed è proprio durante una di queste operazioni che il 24 Gennaio 1944, a Vidiano, un convoglio di militi viene assalito da una violentissima reazione della popolazione locale che li attacca sparando. Sul selciato rimangono due carabinieri. E’ un fatto davvero singolare, un episodio spontaneo di resistenza popolare armata, mesi prima che la Resistenza si organizzasse nella zona.

Un passo indietro: la prima camminata è stata a Cortemaggiore il 26 gennaio, come è stato lo start dell’iniziativa?
Davvero positivo. Nonostante la pioggia decine persone hanno partecipato all’iniziativa. Per noi era molto importante, non solo perché si trattava della prima escursione organizzata nel 2025, ma anche perché camminare sul “Sentiero delle comunità ebraiche” è stato il nostro modo di celebrare il “Giorno della memoria”, istituito per ricordare in primo luogo le responsabilità italiane nella politiche di deportazione e sterminio attuate prima e durante il secondo conflitto mondiale.
E’ stato importante anche per l’inaugurazione del pannello informativo posto alla partenza del percorso, nel Piazzale della Chiesa dell’Annunziata, proprio all’ingresso del convento che dal 1941 ospitò il campo di concentramento P.G. 26 per prigionieri alleati (principalmente slavi). A valorizzare il tutto la collaborazione molto positiva e concreta dell’Amministrazione comunale, con la presenza dell’Assessore Luca Tacchini, e della locale Sezione A.N.P.I.
Cortemaggiore inoltre, quest’anno sarà anche laboratorio di un interessante progetto didattico, che vede la partecipazione di due classi terze dell’Istituto Secondario Inferiore, i cui elaborati, sotto forma di cartelloni illustrati e incentrati sulle biografie di tre deportati ebrei locali, sono stati esposti davanti al Municipio. I ragazzi, in questo II Quadrimestre, continueranno il lavoro ricostruendo le biografie di alcuni caduti partigiani di Cortemaggiore. Ciliegina sulla torta la presenza all’inaugurazione del pannello del Dott. Enrico Rancati, di Emilbanca, che è ha fornito un contributo determinante a questa seconda fase del progetto “Sentieri della libertà”.
Dopo la prossima escursione di inizio marzo ne arrivano tante altre. Ce le anticipi?
La successiva è quella sul “Sentiero del Valoroso”, domenica 13 Aprile, in occasione della commemorazione della Battaglia di Monticello organizzata dall’A.N.P.I. a cui porteremo il nostro modesto contributo accompagnando qualche decina di camminatori che giungeranno con noi a Monticello di Gazzola all’orario delle celebrazioni.
Pochi giorni dopo l’evento forse più importante per il Museo in questo 80° anniversario della Liberazione: il “Trekking urbano della Liberazione” a Piacenza, con la partecipazione dei due attori e autori dell’audioguida dedicata che si può trovare sul nostro sito internet (www.sentieridellalibertà.it) o a cui si può accedere in loco visualizzando il QR Code apposto sui pannelli nei 7 luoghi d’interesse toccati dal percorso. Letizia Bravi e Riccardo Bursi reciteranno dal vivo il 27 Aprile e ad accompagnarli ci sarà l’approfondimento storico di Iara Meloni.
A chiudere il programma “primaverile”, domenica 25 Maggio, un percorso impegnativo, non per tutti. In occasione dell’anniversario della Liberazione di Morfasso, il “nostro” Comune, primo in Italia a vedere l’insediamento in una giunta comunale libera, nominata dal CLN il 24 Maggio 1944, è consuetudine del Museo organizzare eventi di commemorazione, approfondimento e anche intrattenimento, come l’ormai tradizionale contest di gruppi Rock dedicato a un amico che purtroppo ci ha lasciato troppo presto, Pio Prosperi. Ad accompagnare tutto questo un escursione che ci permette davvero di ripercorrere i passi dei primi partigiani: “Andiamo sul Lama!”. L’ultima geniale idea di Franco Sorenti, l’ideatore dei “Sentieri della libertà”.
Seguendo le tracce dei primi partigiani che nell’Aprile del 1944 salirono sul Monte Lama, il percorso parte da Gariboia, gruppo di case ormai abbandonato a circa 1 Km dal Muse, e arriva appunto sulla vetta del Monte Lama, dove nel 1944 gli uomini di Wladimiro Bersani fondarono la 38a Brigata Garibaldi, la prima formazione partigiana effettiva del piacentino. Un percorso di circa 15Km, solo andata, con un dislivello di 1000m. Ovviamente organizzeremo un apposito servizio di trasporto in auto per il rientro a valle dei camminatori. E’ la prima volta che organizziamo questa escursione e davvero ci teniamo molto.
E poi….. il resto alla prossima puntata!
Per quanto riguarda la difficoltà di questa serie di appuntamenti, sono alla portata di tutti oppure alcune sono per camminatori esperti?
Dipende. Alcuni si, altri no. Il criterio che abbiamo cercato di seguire, nella maggior parte dei casi, è quello della distanza e dell’accessibilità. Ovvero, i percorsi più facilmente raggiungibili dalla pianura o vicini a luoghi molto frequentati dal punto di vista turistico, sono stati tracciati per essere davvero alla portata di tutti: i percorsi in pianura o nella prima collina, o quelli che partono da Bobbio, meta in estate di migliaia di turisti.
Salendo verso l’alto appennino invece ne troviamo alcuni (non tutti) dedicati ai camminatori più esperti. Ma leggendo i due volumi delle guide ai “Sentieri della libertà” o visitando il sito internet, o visionando i pannelli informativi che stiamo terminando di posare alla partenza di ogni percorso, si possono trovare tutte le indicazioni tecniche necessarie per valutarne la lunghezza, la difficoltà e il dislivello. Inoltre si possono scaricare i file GPX da importare nelle app ormai diffusissime tra gli escursionisti, in modo da seguire il percorso senza problemi. Percorsi che in ogni caso sono anche segnati con la stella bianca con il bordo rosso scelta come segnavia per questo progetto.

Come avete studiato le uscite e il calendario che abbiamo di fronte?
Non è stato facile, perché abbiamo dovuto tener conto di diversi fattori. Ci siamo concentrati principalmente sui percorsi del Volume II, uscito a Giugno 2024, ma alcuni appuntamenti, come quello di Monticello, non potevamo mancarli. Ci sono poi diversi fattori, la percorribilità di alcuni percorsi in determinate stagioni, o la coincidenza con date inerenti ai fatti legati ad ogni percorso.
Alla fine pensiamo di aver realizzato una buona proposta, dopo molte costruttive e necessarie discussioni nel gruppo di lavoro. Perché un altro valore aggiunto del progetto “Sentieri della libertà” è che abbiamo un gruppo di volontari fantastico che partecipa non solo alle attività escursionistiche o di manutenzione, ma anche alla progettazione dei percorsi e degli eventi collegati. E’ un gruppo informale, aperto, a cui tutti coloro che intendono dare un concreto contributo al progetto possono partecipare, e che prende decisioni in maniera aperta, libera e democratica, Ci teniamo molto a questo.
Certo, si tratta di un gruppo di lavoro del “Museo della Resistenza Piacentina”, che ha una sua organizzazione, un suo Consiglio Direttivo e soprattutto un’Assemblea dei soci a cui rendere conto di ogni attività. Ma quando si lavora in maniera pulita, aperta, condivisa e partecipata, ogni problema si risolve e la discussione, il confronto a volte anche acceso, non diviene fattore di scontro, ma di crescita comune. La democrazia, quando è reale, è una pratica faticosa. Ma lavoriamo per trasmettere i valori e gli ideali delle donne e degli uomini che hanno lottato allora per dare all’Italia un sistema democratico. Non potremmo agire diversamente.
I nomi sono ovviamente legati a quel periodo storico e ai vari accadimenti. Quali sono stati gli spunti che hanno portato a denominare in quel modo le varie escursioni?
Ti ringrazio della domanda. Perché mi permette di mettere in evidenza quello che forse è l’elemento più importante, che caratterizza davvero questo progetto. Ogni percorso racconta un aspetto della Resistenza piacentina: un personaggio, una formazione, un evento, un gruppo sociale o un aspetto operativo. Ma è anche l’occasione per approfondire una tematica della storiografia nazionale della Resistenza. Per esempio il “Sentiero di Giovanni lo Slavo” ci permette di parlare del contributo degli stranieri alla Resistenza italiana, mentre il “Sentiero della Repubblica di Bobbio” ci porta ad approfondire il tema delle “Zone Libere”.
Questo ci ha obbligato a trovare un difficile compromesso tra 3 fattori principali: una distribuzione il più possibile omogenea sul territorio provinciale, la valorizzazione degli eventi e dei personaggi più importanti della Resistenza piacentina e appunto il collegamento tra questi e una tematica storiografica nazionale. Non è stato facile.
In questo è stato fondamentale per noi poterci avvalere della collaborazione di una storica della Resistenza di livello nazionale come Iara Meloni, che abbiamo la fortuna di avere come volontaria del Museo da molti anni. Il merito di aver trovato questo difficile compromesso è soprattutto il suo, ed è lei che ha svolto la ricerca storica e redatto i testi di approfondimento storico sia locale che nazionale che trovate sulle guide.
In chiusura: cosa vuol dire per voi, per il Museo della Resistenza Piacentina, tornare a camminare su quei sentieri e nella storia che portano con sè?
Non abbiamo mai smesso in realtà…. Negli ultimi due anni abbiamo sempre camminato. Abbiamo progettato, tracciato e segnato i percorsi e abbiamo accompagnato centinaia di persone sui “Sentieri della libertà”. Importantissimo è il lavoro con le scuole. La didattica rimane l’attività principale del “Museo della Resistenza Piacentina” e centinaia di studenti in questi due anni hanno partecipato alle attività di “History Trekking” sui nostri percorsi, accompagnate da laboratori in classe o nella nostra sede museale.
Portare le persone nei luoghi teatro degli eventi legati alla Resistenza è oggi uno strumento imprescindibile, soprattutto per l’impossibilità, ormai quasi definitiva, di far incontrare le persone con i testimoni diretti, che ci stanno purtroppo lasciando. Il tempo fa il suo corso e ora che i protagonisti di quella che è stata, secondo me, la più importante esperienza di riscatto del popolo italiano se ne stanno andando, cerchiamo di far parlare i luoghi, raccontando quella storia lì dove è stata scritta.
Tutte le nostre novità sul mondo del trekking piacentino (e non solo) le trovate nel nostro blog Camminatori Seriali!